
Il Tribunale di Arezzo assegna un’importante vittoria a Vittorio Emanuele
La segreteria dei Principi Vittorio Emanuele ed Emanuele Filiberto, ha diramato il seguente comunicato: “Si rende noto che con una sentenza netta e resa esecutiva il Tribunale di Arezzo ha condannato Amedeo d'Aosta e Aimone d'Aosta per l'uso illecito del cognome "di Savoia" e per l'uso illecito dello Stemma della Casa Reale di Savoia e dello Stemma del Principe di Piemonte. La causa, promossa dai Principi Vittorio Emanuele ed Emanuele Filiberto di Savoia nel 2006, era stata depositata all'indomani del tentativo di Amedeo d'Aosta di proclamarsi Capo della Casa Reale di Savoia. Nell'operazione aveva preso parte anche il figlio Aimone d'Aosta che all'improvviso iniziò ad utilizzare lo stemma spettante al Principe Emanuele Filiberto di Savoia avocandosi i diritti sugli Ordini Cavallereschi di Casa Savoia. Tutto ciò provocò gravi danni alle Organizzazioni Sociali e Culturali legate alla Casa Savoia ed in modo particolare agli Ordini Cavallereschi di Casa Savoia (www.ordinidinasticicasasavoia.it). La sentenza, particolarmente accurata e netta, condanna i due Aosta a cessare immediatamente l'uso del cognome "di Savoia" e degli stemmi della Casa Reale. Li condanna a pubblicare la sentenza nei maggiori quotidiani e al pagamento di una pena pecuniaria come risarcimento per i danni sofferti dai Principi Vittorio Emanuele ed Emanuele Filiberto. Interessante che tra i testi a favore dei Principi Vittorio Emanuele ed Emanuele Filiberto spicchino i vertici dei monarchici italiani. Un fatto che dimostra quanto il mondo monarchico riconosca Vittorio Emanuele quale Capo della Real Casa. S.A.R. il Principe Vittorio Emanuele ha espresso la sua viva soddisfazione: "Ringrazio il Tribunale di Arezzo che conferma, con la sentenza, che la giustizia premia la verità e la trasparenza. Il Giudice ha certamente compreso l'azione vile e lesiva che avevano impostato Amedeo e Aimone d'Aosta contro di me, mio filgio e contro la Casa Reale di Savoia, un atto promosso da secondi fini che è stato giustamente punito. La cosa che più mi spiace è che ha creato un danno agli Ordini Dinastici della Real Casa che operano per la solidarietà e la beneficenza e che seguo personalmente dalla scomparsa di mio padre Re Umberto II. Il fallimentare tentativo di Amedeo d'Aosta di prendere il mio posto in Casa Savoia, e tra i monarchici, ricalca tentativi vecchi di decenni, non ci aveva stupito ma amareggiato si, e molto. Soprattutto per il momento difficile che attraversava la mia famiglia. Ora gli Aosta tornino a fare gli Aosta come hanno sempre fatto. Ringrazio l'Avv. Sergio Calvetti e tutti i monarchici che hanno sempre creduto in me e mio figlio non facendosi abbindolare dalle stravaganze degli Aosta." Ulteriori dettagli sono stati forniti dall’agenzia AGI la quale annuncia che ‘Amedeo D'Aosta e il figlio Aimone non possono usare il solo cognome "di Savoia" in luogo del cognome completo "di Savoia Aosta". Lo ha stabilito la sezione civile del tribunale di Arezzo accogliendo l'istanza presentata da Vittorio Emanuele ed Emanuele Filberto di Savoia. Amedeo e Aimone - scrivono i giudici - "hanno cominciato ad utilizzare il solo cognome 'di Savoia' a partire dal mese di luglio 2006 e cio' e' avvenuto contestualmente alla diffusione a mezzo stampa e via internet di dichiarazioni circa l'assunzione da parte di Amedeo del ruolo di capo della Casa Savoia". Ne deriva che "l'indebito utilizzo del cognome 'di Savoia', non congiunto ad Aosta, ha sicuramente comportato un pregiudizio agli attori, che hanno visto compromessa la funzione individualizzante del proprio cognome, sia quale segno identificativo della discendenza familiare sia quale strumento identificativo della propria persona, pregiudizio accentuato, nel caso di specie, dalla particolare forza individualizzante del cognome usurpato". Amedeo e Aimone, a titolo di risarcimento danni, sono stati anche condannati a pagare sia a Vittorio Emanuele sia ad Emanuele Filiberto di Savoia 50mila euro a testa (in tutto, 200mila euro piu' gli interessi legali). La sentenza dovra' essere pubblicata per una volta su "Corriere della Sera", "Repubblica", "L'Espresso" e "Panorama" "a cura e spese dei convenuti" ‘.
Creato il 15-02-2010
